Il Trotto di Milano e il suo storico quartiere ippico di San Siro:

il ritorno del conflitto tra tutela ambientale e sviluppo turbo immobiliare.

Lo storico Trotto di Milano, che langue ammaccato e polveroso all’ombra dello stadio di San Siro, torna nuovamente a condividere un futuro assai incerto con il resto delle strutture ippiche che lo circondano.

I tentativi di “trasformazione urbana” di qualsiasi area verde, considerata da urbanisti e pubblici amministratori come un “vuoto” da riempire con mattoni e cemento, non sono certo una novità.

Tuttavia con il passare degli anni gli strumenti a difesa del consumo di suolo, come vedremo fra poco, sono paradossalmente diminuiti in rapporto inversamente proporzionale all’aumento dell’inquinamento ambientale.

L’epoca in cui una nobile e facoltosa compagine di appassionati di sport equestri che, sin dal 1883, individuò nel quadrante nord ovest di Milano la sede ideale per realizzare quello che diventerà uno dei complessi ippici più belli d’Europa, sembra totalmente scomparsa dalla memoria cittadina.

Eppure, dal 1920 (anno di inaugurazione dell’ippodromo del galoppo) e dal 1925 (che vide sorgere quello del trotto), l’ippica milanese visse lunghi decenni di fortune e glorie, impressi anche nei ricordi e in alcune pagine, più o meno memorabili, di Ernest Hemingway.

Sembrerebbe che, fatta eccezione per sparuti e attempati nostalgici, non resti alcuna traccia mnemonica delle imprese di Sirlad e di suo figlio Ribot, o di Nearco e Tony Bin, che sfrecciarono sulla pista del galoppo, né del grande Tornese (il “sauro volante”) che trionfò indisturbato su quella del Trotto fino all’incedere del mitico Varenne, il quale conobbe la gloria anche sugli ovali di tanti altri paesi, con le sue 62 vittorie su 73 gare disputate e i suoi numerosi record tuttora imbattuti.

Un complesso di impianti ippici, quello milanese, considerato ai massimi livelli internazionali, attraversato da rigogliosi viali alberati e circondato da bellissime scuderie realizzate su ispirazione dei cottages inglesi, ma anche di fattorie normanne, oppure in stile liberty come le scuderie di Trenno, la Tesio-Incisa, la Scuderia Forlanini, la Ramazzotti, la Berlingieri e, oltre alle tante altre, la compianta Scuderia De Montel: un meraviglioso complesso liberty lasciato crollare miseramente sotto il peso dell’incuranza.

Ad un certo punto, nel 1980, qualcosa o qualcuno dirottò la passione per lo sfavillante e odoroso mondo delle corse dei cavalli su quello più opaco e puzzolente, ma anche molto più redditizio, delle operazioni finanziarie e immobiliari.

È da questo punto che la storia degli ippodromi di Milano cominciò ad assumere tratti degni di un romanzo di John Grisham, sul genere de “Il Socio” o similari (almeno sul piano finanziario).

La Società Trenno S.p.A., costituita nel lontano 1906 con il nome di “Società Anonima Ippodromi di Trenno”, proprietaria dei 155 ettari di aree sulle quali questi si sviluppano, venne trasformata in “holding” per volere di Carlo Campanini Bonomi, figlio della famosissima “gran sciùra dei danée” Anna Bonomi Bolchini, Prima Donna della finanza italiana nonché azionista di riferimento di questa come di tante altre aziende protagoniste dell’economia italiana.

I rami di attività della Trenno vennero scorporati e affidati alle varie società appositamente costituite e controllate. Le corse dei cavalli con relative scommesse da una parte e la gestione immobiliare dall’altra.

Fu in quell’anno che Carlo cominciò a palesare i suoi ambiziosi sogni di valorizzazione immobiliare su quell’immensa e bellissima area che ospita ancora oggi la cittadella ippica di Milano.

Sogni destinati ad infrangersi miseramente, il 31 agosto 1985, contro lo scoglio di Mario Schimberni, allora presidente di Montedison, che con una sprezzante offerta di 300 miliardi di Lire strappò dalle mani di Carlo Bonomi la cassaforte di famiglia: la BI-Invest che, manco a dirlo, controllava la Trenno S.p.A.

A soli quattro anni da quando, nel 1981, la Signora “Compro Io!” affidò al figlio le redini del suo impero finanziario: Carlo si ritira sdegnato in Inghilterra ad occuparsi dei residuali interessi familiari.

Gli onori di Schimberni, invero, durarono poco a seguito dell’intervento di Raul Gardini, all’epoca già al comando si Simmont e del Gruppo Ferruzzi, oltre che saldamente al timone del Moro di Venezia, coadiuvato dal celeberrimo quanto spregiudicato immobiliarista e amico Renato Della Valle.

A ribadire la natura del nuovo corso aziendale, casomai ce ne fosse stato bisogno, nell’autunno del 1989 la Trenno acquisì il 50% delle quote di Immobiliare 92 s.r.l., allora proprietaria di immobili di prestigio in via Manzoni, 7 ed in via Tommaso Grossi ai civici 1 e 2, naturalmente in Milano (dal comunicato stampa ufficiale di Trenno S.p.A., datato 26/09/1989).

Il restante 50% di Immobiliare 92 s.r.l. era detenuto, presumibilmente per spirito di amicizia, dal Gruppo Della Valle.

È in questo scenario che nacquero le prime agitazioni dei lavoratori del comparto ippico di San Siro, preoccupati dalle sempre più insistenti voci  di dismissione del settore a favore della speculazione edilizia e le conseguenti prime mobilitazioni popolari per la tutela del territorio e dell’ambiente.

A contrastare la dismissione del comparto ippico, camuffata da uno stato di crisi indotta artificiosamente per motivare gli appetiti immobiliari del gruppo Trenno, nel gennaio del 1990 si costituì Officina Ecologica, un vasto coordinamento di associazioni e forze politiche che, visto il loro impegno, meritano di essere tutte menzionate: ACLI zona 19, Comitato Intercomunale di Difesa Ambientale di Figino – Pero – Rho – Settimo Milanese – Trenno e Quartiere Gallaratese, Consiglio d’Azienda Società Trenno e Milanese Corse Cavalli, Diciannoverde, Ecopolis – idee pr la città, FGCI zona 19, Bosco in Città, Gruppo Verdi Arcobaleno zona 19, Lega per l’Ambiente zona 19, PCI zona 19 e con le adesioni di: Assemblea dei Lavoratori Società Trenno e Milanese Corse Cavalli, Associazione Parco Sud, ASTER Associazione Sviluppo e Territorio, Democrazia Proletaria Milano, Gruppo Verde Arcobaleno Milano, Italia Nostra, Lega per l’Ambiente Regione Lombardia, Lista Verde Milano, Movimento Studenti Facoltà di Architettura Milano e WWF Regione Lombardia.

Fu mettendo a fattor comune competenze, saperi e mobilitazione, che Officina Ecologica, con l’aiuto dei cittadini che la animavano, riuscì a contrastare gli appetiti immobiliari che gravavano già da allora sulle aree verdi del quartiere San Siro.

Speculatori del calibro di Silvio Berlusconi, Giuseppe Cabassi, Salvatore Ligresti, oltre a Raul Gardini e Renato Della Valle, non hanno lesinato risorse e mezzi per ottenere le lottizzazioni tanto agognate.

A più riprese vari soggetti importanti, come il Politecnico di Milano, la Triennale, lo stesso Comune di Milano, nel corso degli anni sostennero con entusiasmo i progetti di “riqualificazione urbanistica” promossi dagli speculatori di turno.

La qual cosa dovette far apparire risibile, a più di qualcuno, la proposta di Officina Ecologica inoltrata all’Ottava Commissione della Regione Lombardia “Ambiente e Territorio”, con tanto di progetto, di inserimento nel costituendo Parco Sud degli impianti ippici di San Siro.

il 6 febbraio del ’90, nel corso di una concitata sessione, la Commissione Regionale rigettò tutte le osservazioni presentate dall’Assessore Comunale di Milano Attilio Schemmari e volte a impedire la tutela delle aree ippiche dalla lottizzazione.

La Commissione, quindi, approvò all’unanimità l’inserimento degli ippodromi di San Siro nel nascente Parco Agricolo Sud di Milano.

Fu il primo importante passo che portò, il 12 febbraio del 1990, all’unanime approvazione definitiva da parte della Giunta Regionale. Le aree ippiche di San Siro, escluso il Trotto e le scuderie di via dei Rospigliosi, furono inserite nel Parco Agricolo Sud al riparo dalle mire speculative e cementizie, almeno per il momento.

Fu grande l’emozione dei promotori di Officina Ecologica che all’alba del 13, dopo una notte di palpitazioni, fecero incetta dei quotidiani che riportavano la notizia della grande vittoria e andarono alle scuderie di San Siro per condividere la gioia del grande risultato con i lavoratori che lottarono con loro salvando il posto di lavoro.

Nel 1992, si sa, esplose l’inchiesta Mani Pulite ed il 19 novembre del 1993 arrivò l’arresto di Attilio Schemmari che chiarì il fervore dell’ex Assessore nel farsi “facilitatore” di taluni interessi edilizi.

Nel tritacarne di Mani Pulite finì anche il “condottiero contadino” di Ravenna. Alle 8 di mattina del 23 luglio 1993, minuto più minuto meno, Raul Gardini impugnò una vecchia Walter PPK 65 e si sparò un colpo alla tempia, evitando così il temuto arresto per la famosa maxi tangente Enimont.

I morti non hanno facoltà di parola e quindi, i colleghi imputati, gettarono sul caro estinto tutte le responsabilità del caso.

A cercare di riportare l’ordine, dopo il cataclisma, nel 1995 arrivò SNAI S.p.A. ad acquisire Trenno S.p.A. e tutte le controllate, portando in dote 160 miliardi di Lire.

Il Gruppo SNAI, acquisendo così un castello di aziende nel settore del gioco d’azzardo e dei servizi ad esso collegati, non disdegnò certo le potenzialità edilizie delle aree ippiche del Trotto, escluse dalla tutela del Parco Agricolo Sud.

Pur investendo nello sviluppo di nuove tecnologie, atte a spennare ignavi giocatori con finti eventi sportivi simulati e controllati da un computer, anche SNAI cominciò ad accarezzare l’idea di diversificare gli interessi aziendali ipotizzando la cessione o l’edificazione delle aree del Trotto, se non altro con lo scopo di ridurre il cronico e crescente indebitamento societario (a dispetto della ragguardevole raccolta di scommesse).

A più riprese, infatti, gli amministratori delegati succedutesi ipotizzarono la vendita delle aree per future ed eventuali speculazioni edilizie, pur non disponendo dei diritti edificatori, con il ritorno del rischio licenziamenti per dismissione.

Atteggiamenti, quelli di SNAI, che indussero alcuni dei fondatori Officina Ecologica a formare un nuovo coordinamento assieme  al Gruppo Verde San Siro, il Comitato per la Difesa di San Siro, gli Amici della Terra, ai quali si sono uniti i gruppi che già si impegnarono in Officina Ecologica, per attivare una nuova mobilitazione, motivata anche dal progressivo indebolimento dei dispositivi di salvaguardia che tanto faticosamente si ottennero nel ’90.

Fu così che la mobilitazione del “Comitatone”, come veniva chiamato all’epoca, ottenne il secondo importantissimo risultato: nel gennaio del 2004 la Soprintendenza Regionale per i Beni e le Attività Culturali della Lombardia accolse l’istanza di vincolo monumentale, ai sensi del D.L. 29 ottobre 1999, n. 490, presentata da Italia Nostra, rendendo così il “Quartiere Ippico di San Siro” il primo complesso di ippodromi al mondo dichiarati monumento nazionale. L’impianto del Trotto e le sue scuderie di via Dei Rospigliosi, per mancato raggiungimento dei requisiti minimi temporali (70 anni) non venne inserito nel Decreto.

Probabilmente ha ragione chi dice che la storia è fatta di corsi e ricorsi e di fortune, in senso patrimoniale, che come gli amori di Venditti: fanno dei giri immensi e poi ritornano.

Il Gruppo SNAI, forse per il caso o per ironia della sorte, nel 2011 si vide acquistare il 55,53% delle quote da una società, la Global Games S.p.A., che attraverso una serie di società era controllata da due importanti fondi finanziari: uno fu quello di Palladio Finance Holding, che balzò alle cronache a seguito dell’arresto del suo AD Roberto Meneguzzo nel caso MOSE di Venezia.

L’altro imponente fondo “private equity” fu quello di Investindustrial, guarda caso guidato da Andrea Campanini Bonomi, figlio di Carlo e nipote di Anna Bonomi Bolchini, il quale riportò così la proprietà delle aree ippiche nel portafoglio di famiglia.

La nuova proprietà diede rinnovato slancio ai progetti immobiliari e in quest’ottica, alla fine del 2013, SNAI chiude l’impianto del Trotto, inaugurato nel 1925, con la motivazione della crisi che attanaglia il settore delle scommesse ippiche.

Motivazione che sembrò cessare di esistere il 13 maggio del 2014 quando SNAI e Comune di Milano raggiunsero un accordo per l’apertura del nuovo ippodromo del Trotto de La Maura, situato a poche centinaia di metri da quello storico.

Il giorno dopo si completò una delle sequenze più controverse e discutibili di tutto “l’affaire” Trotto: con una Determina Dirigenziale, la nr. 13 del 14 maggio 2014, Protocollo Generale nr. 319988/2014 e firmata sicuramente per caso appena il giorno dopo la sigla della convenzione tra Comune e SNAI per l’apertura del nuovo impianto La Maura, baipassando le prerogative proprie del Consiglio Comunale in ambito di trasformazioni urbane attraverso lo strumento del PGT (Piano di Governo del Territorio), la Direzione Centrale Sviluppo del Territorio – Settore Pianificazione Urbanistica Generale – Servizio Pianificazione Generale, rese di fatto edificabili i 150.000 metri quadrati dell’area del Trotto e delle annesse scuderie di via Dei Rospigliosi.

D’altronde SNAI non ha mai fatto mistero della sua intenzione di vendere o edificare le aree degli ippodromi per ripianare la pesante situazione debitoria, chiudere le attività ippiche e con un pizzico di fortuna realizzare qualche utile. Potrebbe anche essere che le preghiere dell’AD di SNAI, che anni auspica pubblicamente a mezzo stampa una variazione d’uso edificabile delle aree ippiche, siano state ascoltate da qualche santo protettore.

A detta di svariati consiglieri comunali interpellati: il documento rimase “discreto” il tempo bastevole a far decadere i termini per un eventuale ricorso.

SNAI colse la palla al volo e in data 16 giugno 2015 si precipitò a presentare al Comune di Milano una richiesta di variazione del PGT, finalizzata ad ottenere diritti edificatori per 97.000 metri quadrati e 290.000 metri cubi di costruito.

Ormai siamo arrivati ai tempi recenti e ad un nuovo “corso o ricorso” della storia.

Fu il 29 maggio 2016 che si svolse, al Parco di Trenno, la festa NO CANAL per celebrare la lotta durata quasi tre anni e che salvò i parchi Pertini, Trenno, Bosco in Città e delle Cave, dalla più inutile e perniciosa delle opere EXPO Milano 2015: la cosiddetta “Via d’Acqua Sud”.

I numeri impressionarono ed irritarono sin da subito migliaia di cittadini: 42 milioni di Euro di investimento (di denaro pubblico), una sezione in cemento che variava dai 18 ai 21 metri di larghezza per trasportare 2,5 metri cubi al secondo lungo i circa 20 chilometri che portavano dalla piastra EXPO alla Darsena, pretendendo di sventrare i parchi più belli e amati dai milanesi.

L’evento, oltre che una festa, fu anche un incontro pubblico per discutere l’opportunità e le modalità di difesa di un’altra area del quartiere che rischiava di essere stravolta da una mega speculazione edilizia: l’ex Trotto di Milano e le sue scuderie. Fu in quella sede che si diede vita al Comitato Trotto Bene Comune, raccogliendo idealmente il testimone di Officina Ecologica direttamente da alcuni dei suoi referenti di spicco che, negli anni appena trascorsi, confluirono in modo del tutto naturale e coerente nella lotta NO CANAL.

Il principio di fondo fu quello di recuperare e restituire alla fruizione pubblica le palazzine di via dei Rospigliosi, svolgendo contemporaneamente un’azione di denuncia della presenza di amianto al loro interno e organizzando dei momenti laboratoriali per progettare un’ipotesi condivisa di riutilizzo delle loro strutture, nonostante la loro privatissima proprietà, ispirandosi anche alla copiosa giurisprudenza in materia di Beni Comuni dove, grazie ad alcune sentenze della Corte di Cassazione, deve prevalere l’interesse generale a prescindere dalla natura della loro proprietà. Pubblica o privata che sia.

Il comitato Trotto Bene Comune si rese subito conto della correlazione esistente tra tutte le grandi aree pubbliche (e non) messe “all’incanto” negli ultimi anni, dagli ex scali ferroviari alle scuderie De Montel, da Piazza d’Armi all’agognato Parco La Goccia, dalla deportazione a EXPO delle facoltà scientifiche della Statale, tanto per fare alcuni esempi di grande attualità, con un’Amministrazione Comunale che da spesso  l’impressione di essere più sensibile alle esigenze private di pochi che non all’interesse generale e pubblico.

Inaccettabile quindi, da parte del Comitato, la politica del Comune di Milano che sembra valutare i progetti solo dal punto di vista del ritorno economico diretto ed immediato, ignorando totalmente le ricadute positive, anche economiche ma soprattutto in termini di qualità della vita, generate dai servizi ecosistemici, come spiegato chiaramente da anni dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

Partì, quindi, con determinazione ed entusiasmo la nuova mobilitazione e nel giro di breve tempo si attivarono i consueti canali social e web, si organizzarono le prime iniziative con assemblee popolari, parate festose e presidi con momenti informativi davanti a Palazzo Marino, riuscendo a coinvolgere un pubblico politicamente eterogeneo e guadagnando visibilità, sporadica ma qualitativamente importante, sui principali media nazionali, da Corriere e Repubblica, a RAI 3 Regione Lombardia e Radio Popolare.

Il Comitato, dopo i primi accertamenti, cominciò subito a denunciare la presenza di amianto nelle scuderie di via dei Rospigliosi e il relativo rischio per la salute pubblica, evidenziando lo stato di abbandono colposo di strutture dall’altissima potenziale utilità pubblica, senza tralasciare l’utilizzo quantomeno discutibile (in quanto area vincolata) che viene tuttora fatto del lato est della pista del galoppo, a ridosso di piazzale Lotto, dove vengono ospitati numerosi concerti durante la bella stagione.

Nel frattempo, il 26 settembre 2016, SNAI rese pubblica la notizia del mandato conferito a Lazard, primaria banca di investimenti inglese, per il reperimento sul mercato di investitori e/o acquirenti disposti ad investire sul suo progetto di riqualificazione urbanistica. La scelta dell’operatore, probabilmente, non fu casuale. Andrea Bonomi, infatti, ha mosso i suoi primi passi nella finanza internazionale proprio dalla filiale americana di Lazard Frers & Co.

Anche Italia Nostra, il 19 ottobre 2016, fece la sua parte preparando e presentando istanza di vincolo sulle aree dell’ex impianto del Trotto, visto che nel frattempo maturarono l’anzianità dei 70 anni previsti dalla normativa vigente.

Istanza che, nel febbraio del 2017, venne rigettata dalla Direzione Regionale della Soprintendenza senza che, ad oggi, si conoscano le motivazioni del rifiuto.

Il 6 settembre 2017 l’Assessore Pierfrancesco Maran convocò la Commissione Urbanistica invitando i rappresentanti di SNAI ad un’audizione per verificare eventuali variazioni migliorative all’ingombrante progetto presentato nel giugno del 2015. Constatata la mancanza di modifiche migliorative, l’Assessore ribadì pubblicamente il rigetto del progetto da parte della Commissione Paesaggio, un parere non vincolante ma del quale il Comune non può non tenere conto.

Il progetto di SNAI sembrò quindi tramontare lentamente e inesorabilmente mentre nel frattempo giunse, da parte della Soprintendenza, dopo un lungo braccio di ferro tra la Direzione Regionale (che rigettò la prima istanza) e quella Metropolitana di Milano, l’apposizione sulla pista dell’ex Trotto e parte delle sue strutture, di un vincolo meno restrittivo di quello richiesto da Italia Nostra, seppur limitativo delle ambizioni urbanistiche di SNAI.

Non si conoscono ancora, al momento, le caratteristiche del vincolo e le aree precise alle quali è stato applicato. Sui principali quotidiani che diffusero la notizia, inoltre, si accennò in termini vaghi di un’acquisizione del 50% circa della superficie della pista del vecchio Trotto, da parte del Comune di Milano, senza precisare se l’operazione sarebbe stata effettuata a titolo oneroso (ovvero a spese dei cittadini).

Una vittoria a metà, ottenuta grazie alla mobilitazione di centinaia di cittadine e cittadini, che sembrerebbe aver ridimensionato le mire di SNAI, che nel frattempo è diventata Snaitech S.p.A.

Al netto di tutto quanto narrato fin qui, proprio quando la situazione sembrava quantomeno in stand-by, si sono palesati due sviluppi recenti che richiamano la massima attenzione.

Uno consiste nella dichiarazione diffusa a mezzo stampa da parte di COIMA (la società immobiliare di Manfredi Catella), avvenuta il 19 marzo scorso, in merito al suo vivo interesse all’acquisto delle aree del vecchio Trotto e dell’ippodromo de La Maura. Notizia confermata il giorno dopo dall’AD di Snaitech, Fabio Schiavolin, che ha tenuto a precisare che l’investimento su La Maura servirebbe unicamente alla sua valorizzazione e al suo potenziamento, mentre la vecchia pista del Trotto sembra destinata all’edificazione.

L’altra novità risale al 12 aprile scorso, quando la stampa ha diffuso la notizia di un sostanziale cambio di assetto societario di Snaitech S.p.A. che si è vista acquisire il 70,561% delle quote da parte della concorrente britannica Playtech, la quale ha dichiarato l’intenzione di raggiungerne a breve il totale controllo. Un’operazione del valore di 846 milioni di Euro che permetterà a Palladio e Investindustrial di rientrare dei 413 milioni di capitale ordinario di Snaitech, di coprire i 429 milioni di debiti a banche e fornitori e i 7 milioni di debiti previdenziali, ci si augura con ricadute positive sul futuro dei lavoratori e delle loro famiglie.

Resta tutto da capire il  piano industriale della nuova proprietà che, apparentemente, sembra si occupi principalmente di software per siti di gaming e scommesse sportive e che nell’esercizio 2017, pur operando nello stesso identico mercato di Snaitech, invece di creare debiti ha generato ricavi consolidati per 807 milioni di Euro per un risultato utile netto e consolidato di circa 231 milioni di Euro.

Tutto ciò non esclude, però, un eventuale interesse da parte di Playtech sulle potenzialità immobiliari offerte dai diritti edificatori che gravano sulle aree del vecchio Trotto.

Da qui la necessità di allargare la mobilitazione, come è stato fatto, ad altri soggetti attivi sulle molte vertenze aperte nelle varie zone di Milano. Ed è in un’ottica di solidale e mutuo soccorso che il Comitato Trotto Bene Comune, oltre a sostenere la lotta contro il trasferimento ad Expo delle Facoltà scientifiche di Città Studi, risulta tra i fondatori e promotori del Coordinamento per Piazza d’Armi, il quale negli ultimi mesi ha attivato una grande mobilitazione, tuttora in corso, in difesa di un’area di 42 ettari (equivalente al Parco Sempione) di proprietà pubblica e ubicata tra via delle Forze Armate, via Olivieri, via Cardinal Tosi e la caserma Perrucchetti.

Adalberto Massimo Mainardi

Off Topic / Comitato Trotto Bene Comune

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